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Il nostro punto di partenza è costituito dalla valutazione che nel nostro Paese è sempre stata fondamentale l’alleanza fra cattolici e laici su posizioni liberaldemocratiche e riformiste. Una riprova, a negativo, riguarda il primo dopoguerra: una delle ragioni per cui il fascismo “passò” e vinse fu determinata dal fatto che non riuscì l’alleanza fra i socialisti di Turati, i popolari di Don Sturzo e i liberali giolittiani. Così, nel secondo dopoguerra, è stata decisiva prima l’alleanza della DC di De Gasperi con i laici del PRI, del PSDI, del PLI, poi la collaborazione di centrosinistra fra democristiani, socialisti e laici. Il capolavoro di Berlusconi nel 1994 è stato quello di costruire un nuovo soggetto politico, Forza Italia, che ha aggregato i moderati e i riformisti cattolici e laici dopo che la DC, il PSI, il PSDI, il PLI e il PRI erano stati distrutti da “mani pulite”. L’incontro fra cattolici e laici ha caratterizzato sia la vita di Forza Italia, sia quella, con un retroterra storico assai diverso, di AN: a maggior ragione deve segnare la vita del PDL.
Infatti i cattolici moderati e i laici riformisti si incontrano su comuni valori riguardanti il garantismo e lo stato di diritto, l’importanza della famiglia, l’economia sociale di mercato (con il corollario della sussidiarietà, della riforma del welfare), i fondamenti della politica estera, una politica equilibrata per la sicurezza e il controllo dell’immigrazione. Esiste un terreno di confronto dialettico sui temi della bioetica che comunque, in caso di dissenso, implica la libertà di coscienza. Per ciò che riguarda i rapporti con la Chiesa essi, a nostro avviso, devono fondarsi su questi due punti essenziali: da un lato la Chiesa, nell’esercizio del suo magistero, deve essere libera di pronunciarsi su tutte le materie che ritiene oggetto della sua attenzione; dall’altro lato chi è impegnato in politica deve essere libero di consentire, di dissentire, di ricercare una via intermedia rispetto alle valutazioni formulate dalla gerarchia ecclesiastica.
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